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William Morris
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A parte il mio desiderio di produrre qualcosa di bello, la principale passione della mia vita era, ed è tuttora, l'odio per la «civiltà» moderna. Devo parlare della mia speranza della sua distruzione? E nella sua sostituzione con il socialismo? Devo parlare del suo dispotismo? Del suo abuso di forza meccanica, della sua socialità tanto povera; dei nemici di questa socialità, che sono i ricchi, della sua perfetta organizzazione, che è la miseria della vita? Del suo disprezzo per i piaceri semplici, che ognuno potrebbe godere se non fosse per la sua idiozia? Della cieca volgarità che ha distrutto l'arte, unico conforto del lavoro? (…) Riassumendo,
lo studio della storia e l'amore e la pratica dell'arte mi hanno costretto
ad odiare una civiltà che, se le cose dovessero rimanere come sono, cambierebbe
la storia in una idiozia inutile e farebbe dell'arte una collezione di
curiosità del passato, che non avrebbe alcuna connessione seria con la
vita reale. Ma la coscienza della rivoluzione in atto in seno alla nostra
odiosa società moderna mi ha impedito, essendo più fortunato di molti
altri per quanto riguarda la sensibilità artistica, da una parte di cristallizzarmi
in una mera critica contro il "progresso e dall'altra di perdere
tempo ed energia in uno qualsiasi dei numerosi progetti coi quali i quasi-artisti
delle classi medie sperano di sviluppare l'arte il giorno che non abbia
più radici (…) |
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